La Procura della Repubblica di Pescara ha comoetenza sul circondario del tribunale di Pescara che coincide con il territorio della provincia, comprende 46 comuni, per complessivi 321.000 abitanti; nel distretto di Corte di Appello di L’Aquila è il circondario con il maggior numero di abitanti. La città di Pescara conta 120.000 abitanti e, con i comuni di Montesilvano e Spoltore, costituisce un unico nucleo metropolitano di quasi 200 mila abitanti, ancora più esteso e popoloso se si considerano i territori urbani che ricomprendono, senza soluzione di continuità, Marina di Città Sant’Angelo, e quelli extra provincia di Silvi Marina a nord, Sambuceto a ovest, e Francavilla al Mare a sud.
Si tratta del centro economico finanziario e demografico più grande non solo d’Abruzzo, ma di tutta la dorsale adriatica compresa tra Bari e la riviera romagnola. Il territorio si estende dalla breve fascia costiera interamente urbanizzata, lungo la vallata del fiume Pescara, verso l’interno sulla zona collinare fino ad abbracciare parte del versante est del massiccio del Gran Sasso, e del versante ovest della Majella, compresi rispettivamente in due parchi Nazionali, Parco Nazionale del Gran sasso Monti della Laga, e parco nazionale Majella Morrone.
La realtà economica della città, caratterizzata da una imprenditorialità prevalentemente versata sulla edilizia, sul commercio, nel settore turistico e nel terziario, con una elevata propensione al ricorso al mercato finanziario, connota la tipologia dei più ricorrenti, reati, da quelli tipicamente predatori, alla bancarotte ai reati tributari, all’usura, ai reati commessi in relazione ad erogazioni e finanziamenti pubblici reati societari, nonché al riciclaggio, fenomeno criminale sommerso al quale la Procura della Pepubblica di Pescara presta e la massima attenzione investigativa. Altro fenomeno criminale particolarmente diffuso nel territorio, sono i reati in materia di traffico di stupefacenti . Le caratteristiche tutte del territorio, dalla breve fascia costiera, alla vallata del fiume Pescara fino alla foce con il porto canale, alle montagne alle aree boschive ed alle zone protette, impongono poi una particolare attenzione alla tutela dell’ambiente da varie forme di aggressione, dall’inquinamento dei fiumi e del mare, agli incendi boschivi. Il caso del processo relativo allo stabilimento Bussi Montedison, con l’inquinamento delle falde che avvelenava gli acquedotti, è emblematico.
Nell Procura della Repubblica di Pescara, sono costituiti 3 tre gruppi di specializzazione dei magistrati, competenti per specifiche categorie di reati.
Il Gruppo 1 si occupa di reati concernenti la pubblica amministrazione e l’ambiente , in cui le esigenze investigative e di specializzazione riguardano situazioni caratterizzate da abuso di poteri funzioni pubbliche, o comunque che incidono sull’esercizio delle funzioni pubbliche, nonché di sfruttamento illecito del bene ambiente.
Il Gruppo 2 tratta reati concernente la criminalità economica e l’abuso di vantaggio di posizione economica o lavorativa, o mediante finanziamenti ed erogazioni pubbliche.
Il gruppo 3 si occupa di reati caratterizzati dal fatto che la parte offesa si trova - di norma - in una posizione di debolezza \ esposizione rispetto all’autore della condotta criminale, in sintesi dei reati contro parti offese meritevoli di particolare protezione da forme di violenza, esercitate da posizione o relazioni di forza o di vantaggio (relazionale, ambientale, sociale, personale); le materie del gruppo 3, abbracciano innanzitutto principalmente i reati sessuali e di c.d. violenza di genere (cd ‘ codice rosso ‘) .
Nella stessa denominazione dei tre settori voluta dal Procuratore della Repubblica, si utilizza la parola ‘abuso’, di posizioni di forza o di vantaggio (derivante da pubblici poteri, da condizioni economiche, o da relazioni personali familiari etc), con la quale si intende rimarcare come la Procura della Repubblica di Pescara presta una particolare attenzione a tutela dei soggetti e dei diritti maggiormente esposti a varie forme aggressione.
L'ufficio della Procura della Repubblica svolge una serie di attività molto diverse tra loro e sinteticamente descritte dall’art.73 dell’ordinamento giudiziario, testo di legge che disciplina in generale l’organizzazione della magistratura e ne descrive le differenti funzioni.
Trattando del pubblico ministero, cioè dei magistrati che, nel loro complesso, compongono la Procura della Repubblica (così come i singoli giudici formano il tribunale, la corte d’appello, ecc.), la norma citata affida al p.m. i seguenti compiti:
1) Sorveglianza sull’osservanza delle leggi e sulla pronta e regolare amministrazione della giustizia
2) Tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci
3) Repressione dei reati
4) Esecuzione dei giudicati
Art.73 ord. giudiziario:
"Il pubblico ministero veglia alla osservanza delle leggi, alla pronta e regolare amministrazione della giustizia, alla tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci, richiedendo, nei casi di urgenza, i provvedimenti cautelari che ritiene necessari;
promuove la repressione dei reati e l’applicazione delle misure di sicurezza;
fa eseguire i giudicati ed ogni altro provvedimento del giudice, nei casi stabiliti dalla legge."
Sorveglianza sull’osservanza delle leggi e sulla pronta e regolare amministrazione della giustizia:
All’interno dell’ordinamento statale il pubblico ministero ha il compito di assicurare il rispetto della legalità. Tutte le attività che è chiamato a svolgere, tanto in materia civile quanto in materia penale, sono finalizzate a questo unico scopo: applicare correttamente la legge. Ciò avviene con i più diversi strumenti processuali ma anche al di fuori dell’ambito della giurisidizione in senso stretto: il p.m. è infatti chiamato ad esprimere il proprio parere e ad operare un controllo di legalità su numerosi atti estranei all’attività processuale vera e propria come, ad es., in materia di stato civile, laddove alcuni atti di particolare importanza vengono sottoposti al c.d. visto del p.m..
Tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci:
Il p.m. può avviare alcuni giudizi civili nell’interesse generale della collettività e, più in generale, può intervenire in ogni causa nella quale si ravvisi un pubblico interesse (art. 70, 3° comma c.p.c.).
Significativi esempi di questa funzione sono la possibilità di avviare l’azione di responsabilità ex art. 2409 c.c. nei confronti di amministratori e sindaci delle società sospettati di avere commesso gravi irregolarità, nonché la titolarità dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento o per l’annullamento delle delibere degli organi costitutivi della persone giuridiche.
Particolarmente importante è poi la possibilità, per il p.m., di promuovere i giudizi di interdizione ed inabilitazione, cioè quei particolari processi civili finalizzati a tutelare le persone che, a causa della loro infermità mentale, non sono in grado di tutelare adeguatamente i propri interessi.
L’iniziativa, in questo caso, non spetta esclusivamente al p.m. potendo nascere anche da un ricorso presentato dai familiari della persona bisognosa di tutela e da qualsiasi altro soggetto interessato; anche in questo caso, tuttavia, il p.m. partecipa al processo.
Il processo si conclude con la nomina di un tutore (o, nei casi meno gravi, di un curatore) che si occupa di gestire il patrimonio (ma non solo quello) della persona ritenuta incapace nell’esclusivo interesse di questa.
In concreto il p.m. può attivare una procedura di interdizione o inabilitazione a seguito di una segnalazione che pervenga alla procura della Repubblica direttamente da parte dei familiari o, come spesso accade, dei servizi sociali che siano stati portati a conoscenza del caso. Al fine di accelerare l’instaurazione del processo è indispensabile che la segnalazione inoltrata alla procura indichi compiutamente l’elenco dei parenti entro il quarto grado della persona inferma ritenuta incapace di provvedere ai propri interessi, avendo cura di allegare ogni documentazione sanitaria da cui risulti la malattia mentale.
La procura di Ivrea dispone inoltre di un’apposita sezione di polizia giudiziaria (denominata ‘tutela delle fasce deboli’) che si occupa, fra le altre cose, anche delle procedure di interdizione ed inabilitazione ed a cui ci si può rivolgere per avere maggiori chiarimenti anche al fine di inoltrare correttamente le segnalazioni.
Repressione dei reati:
Tra tutte quelle richiamate, la funzione che più occupa gli uffici della procura della Repubblica è senz’altro quella di repressione dei reati. Il pubblico ministero riceve le c.d. notizie di reato, cioè tutti quegli atti (querele, denunce, ecc.) nei quali si porta a conoscenza della procura che è stato commesso un fatto proibito dalla legge penale. A seguito della ricezione di tale notizia il p.m. svolge, personalmente e/o mediante delega alla polizia giudiziaria in servizio presso la procura oppure dislocata sul territorio, le indagini preliminari, vale a dire tutti gli accertamenti necessari a capire se effettivamente è stato commesso un reato, chi sono i suoi autori e quali prove si potranno portare davanti al giudice per un eventuale processo.
Gli accertamenti che vengono effettuati durante questo periodo, avente una durata massima stabilita dalla legge (in linea generale: 6 mesi) possono essere di varia natura e complessità in relazione al tipo di reato su cui si indaga e consistono nell’assunzione di dichiarazioni di testimoni, nell’effettuazione di perquisizioni, intercettazioni telefoniche, ecc.
Nel corso delle indagini il p.m. ha la possibilità di chiedere l’applicazione di misure cautelari, cioè di richiedere che un altro magistrato - il giudice per le indagini preliminari - prenda determinati provvedimenti nei confronti di persone che non sono ancora state giudicate colpevoli ma nei cui confronti, tuttavia, vi sono gravi indizi di colpevolezza e rispetto a cui sussistono delle esigenze di tutela perché, ad es., sono già state in passato condannate per reati della stessa natura. Le misure cautelari che possono essere applicate comprendono, fra le altre, la presentazione periodica ad un certo ufficio di polizia, l’obbligo di dimorare in un determinato luogo e, limitatamente ai casi più gravi, la custodia in carcere.
Al termine delle indagini preliminari il p.m., valutando il risultato degli accertamenti effettuati, decide se esercitare l’azione penale, cioè avviare un processo nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili, oppure chiedere l’archiviazione del procedimento.
Nel primo caso il p.m. promuoverà il giudizio a carico di una persona, che assumerà il ruolo di imputato; nel processo, che si svolgerà davanti ad un giudice imparziale, il p.m. avrà il compito di sostenere l’accusa, cioè di dimostrare, tramite l’esame dei testimoni, la produzione di documenti, ecc., che effettivamente la persona chiamata a giudizio, che sarà difesa da un avvocato, è colpevole del reato addebitatole. Al termine del processo, se riterrà che nel giudizio è stata raggiunta la prova della colpevolezza, il p.m. chiederà la pronuncia di una sentenza di condanna, indicando la pena reputata equa.
Il p.m., salvo alcune eccezioni, potrà eventualmente presentare appello contro la decisione del giudice.
In conclusione la procura della Repubblica non deve limitarsi ad essere organo di accusa: d'altro canto l'ordinamento giudiziario, come si è detto, indica nella vigilanza sull'osservanza delle leggi e sulla pronta e regolare amministrazione della giustizia il compito primario del pubblico ministero, prima ancora, cosi' nell'elencazione delle attribuzioni generali, delle repressioni dei reati
La legge (e quindi la sua osservanza) e la giurisdizione (e quindi la sua pronta e regolare amministrazione) costituiscono la difesa del cittadino onesto nei confronti di qualsivoglia tipo di aggressione altrui.
Ne consegue l'individuazione del compito primario del pubblico ministero. la difesa del cittadino.
Pubblico ministero non quindi organo (esclusivamente) di accusa ma organo (fondamentale) di difesa.
Esecuzione dei giudicati:
Le sentenze di condanna in materia penale, una volta divenute definitive, vengono eseguite su iniziativa dello stesso p.m.. Identicamente, il p.m. cura l’esecuzione dei provvedimenti di natura civile pronunziati nei giudizi da lui intrapresi.